
Fiorire in un abbraccio
La storia di Daniele
Fondazione Sacro Cuore

C’è un ricordo indubbiamente a cui sono legato. Un giovanissimo me stesso, di 14 o forse 15 anni, ascolta in un angolo il Rettore della scuola don Giorgio Pontiggia. Nel silenzio dell’aula, ricordo ancora con vero terrore e vivo imbarazzo, don Giorgio che mi rivolge, con postura caravaggesca da Vocazione di Matteo, la domanda più vera, più straordinaria e più straordinariamente fertile che un educatore possa rivolgere a un giovane.

“E tu, cosa ne pensi di quello che abbiamo appena detto?”. Ricordo l’entusiasmo vero, l’emozione con cui don Giorgio raccolse le parole della mia risposta facendoci sopra un corollario di un quarto d’ora sempre più enfatico, pieno di una gratitudine e di una gioia che non mi sapevo spiegare.

Un po’ me la spiego ora: don Giorgio voleva imparare a guardare sempre di più, sempre più in profondità: non poteva e non sapeva accontentarsi di ciò che già sapeva. Per questo le sue erano tutte domande vere e non retoriche. Non poteva sapere prima la mia risposta, quel che avrei detto.
Questo è il vertice dell’educazione: porre pieni di interesse e di amore, amore all’altro e amore per il sapere, domande di cui non sappiamo già la risposta.
La storia di Carlos
CDS Olianas

Nell’ufficio del Centro di Solidarietà Emanuele Olianas, Carlos trascorre tutto il tempo del primo degli incontri pensati per aiutarlo a trovare un lavoro a testa bassa: non si lascia guardare, aggrovigliato nel punto di fatica e dolore in cui si è rinchiuso.
Mattia e gli altri volontari sanno che chi arriva al Centro spesso si porta addosso la paura di non farcela e una vergogna di sé che porta ad autoescludersi.
Sanno anche che il primo passo per aiutare Carlos, come tutti gli altri, sta nel cercare di rialzare quello sguardo fisso al pavimento, e così inizia un lento e paziente corteggiamento durante il quale non lo mollano, continuano a cercare di raggiungerlo lì dove sta.
Passo dopo passo, negli incontri successivi accade qualcosa, e tutti si stupiscono nell’imbattersi in quello che sembra un altro ragazzo: scoprono un Carlos nuovo, sorridente, scherzoso, desideroso di dialogare, disponibile a confrontarsi.
Non una bacchetta magica che opera sortilegi o automatismi: la crepa in quel muro che pareva invalicabile si è schiusa e via via allargata grazie alla presenza amica di persone che non si sono stancate di chiamarlo, di aspettarlo, che hanno continuato ad avere una speranza su di lui.
Questo ha gradualmente eroso la sua paura di fallire: è stato un primo passo liberante. La relazione con lui, seppur complicata e quasi temuta, è stata decisiva per aiutarlo a ricominciare a vivere.
