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Un terreno su cui crescere

La storia di Lara

Cooperativa Sociale Pandora

Per il gruppo di colleghe detenute, il rapporto con Lara è difficoltoso. Sanno che le criticità presenti hanno portato la Cooperativa Pandora, che si è occupata del loro inserimento, a valutare l’interruzione del rapporto lavorativo con lei, che la decisione ormai è dietro l’angolo. Allontanare Lara aiuterebbe a lavorare meglio: tutte ne sono convinte, e anche gli operatori non vedono altre strade.

Eppure, qualcosa stride. Le ragazze pensano alle storie che le hanno portate nel carcere di Bollate, alle fragilità che sembrano da sempre determinare il loro futuro, e dialogando tra di loro e con chi le accompagna riconoscono quale sia la missione che Pandora porta avanti: occuparsi di queste ferite con una compagnia concreta al percorso di ciascuno.

 

Non possono fare finta di niente: anche loro si sentono parte di questo compito, di questa realtà che le ha accolte e che ha dato loro molto di più che un semplice lavoro.

Decidono di andare loro stesse dagli operatori per chiedere di poter continuare a lavorare con Lara: “Sappiamo come ci giudicano da fuori, e non vogliamo essere noi per prime a giudicare i nostri colleghi. Siamo coscienti della sua difficoltà, e insieme vogliamo lavorare e continuare a camminare. Insieme la faremo crescere”.

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La storia di Jonel

Calcio Seduto 

“Anche mio fratello deve poter vivere una bellezza così”, pensa Alberto mentre guarda i piccoli giocatori della squadra di calcio che allena sollevare la coppa del campionato che li ha visti vittoriosi. La mente ritorna agli esperimenti di rovesciate e rigori tirati in casa da seduti con Jonel, che a causa di una disabilità non può stare in piedi ma ha una grande passione per il calcio,

 

e nasce l’idea: perchè non creare una squadra pensata per permettere anche a lui di allenarsi e giocare a pallone?

 

È il 2021, Alberto condivide il progetto con i genitori e il presidente dell’ASD FatimaTraccia, dove già allena, e nel giro di un anno, tra allenamenti e merende condivisi con bambini con disabilità e non (per tanti dei quali i pomeriggi prima erano vissuti per lo più nella noia), Jonel è in campo con i suoi compagni a disputare la prima finale di un torneo di Calcio Seduto.

Il clima di festa fa intuire che in quell’anno è nato qualcosa di più di una squadra: è sbocciata un’amicizia che fa fiorire i bambini, i loro allenatori, le famiglie, e che col tempo si allarga ad altre realtà con le quali il Calcio Seduto oggi organizza partite, momenti di compagnia e vacanze per accompagnare il percorso di ciascuno, da chi educa a chi gioca. crescere”.

Pian piano, l’attrattiva di questa esperienza fa maturare, cambia, fa scoprire a tutti che si può vivere lo sport in una maniera che scardina la logica della performance personale, e sfida il mondo nel modo più paradossale: con un gruppo di bambini che, semplicemente giocando da seduti, vivono una bellezza eccezionale.

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