top of page
4.jpg
3.jpg
confezionamento-1.jpg

Un terreno su cui crescere

La storia di Lara

Cooperativa Sociale Pandora

Per il gruppo di colleghe detenute, il rapporto con Lara è difficoltoso. Sanno che le criticità presenti hanno portato la Cooperativa Pandora, che si è occupata del loro inserimento, a valutare l’interruzione del rapporto lavorativo con lei, che la decisione ormai è dietro l’angolo. Allontanare Lara aiuterebbe a lavorare meglio: tutte ne sono convinte, e anche gli operatori non vedono altre strade.

​

Eppure, qualcosa stride. Le ragazze pensano alle storie che le hanno portate nel carcere di Bollate, alle fragilità che sembrano da sempre determinare il loro futuro, e dialogando tra di loro e con chi le accompagna riconoscono quale sia la missione che Pandora porta avanti: occuparsi di queste ferite con una compagnia concreta al percorso di ciascuno.

 

Non possono fare finta di niente: anche loro si sentono parte di questo compito, di questa realtà che le ha accolte e che ha dato loro molto di più che un semplice lavoro.

​

Decidono di andare loro stesse dagli operatori per chiedere di poter continuare a lavorare con Lara: “Sappiamo come ci giudicano da fuori, e non vogliamo essere noi per prime a giudicare i nostri colleghi. Siamo coscienti della sua difficoltà, e insieme vogliamo lavorare e continuare a camminare. Insieme la faremo crescere”.

foto sfondo jonny.jpg
IMG_1722.jpg
foto picci.jpg

La storia di Jonel

Calcio Seduto 

“Anche mio fratello deve poter vivere una bellezza così”, pensa Alberto mentre guarda i piccoli giocatori della squadra di calcio che allena sollevare la coppa del campionato che li ha visti vittoriosi. La mente ritorna agli esperimenti di rovesciate e rigori tirati in casa da seduti con Jonel, che a causa di una disabilità non può stare in piedi ma ha una grande passione per il calcio,

 

e nasce l’idea: perchè non creare una squadra pensata per permettere anche a lui di allenarsi e giocare a pallone?

 

È il 2021, Alberto condivide il progetto con i genitori e il presidente dell’ASD FatimaTraccia, dove già allena, e nel giro di un anno, tra allenamenti e merende condivisi con bambini con disabilità e non (per tanti dei quali i pomeriggi prima erano vissuti per lo più nella noia), Jonel è in campo con i suoi compagni a disputare la prima finale di un torneo di Calcio Seduto.

​

Il clima di festa fa intuire che in quell’anno è nato qualcosa di più di una squadra: è sbocciata un’amicizia che fa fiorire i bambini, i loro allenatori, le famiglie, e che col tempo si allarga ad altre realtà con le quali il Calcio Seduto oggi organizza partite, momenti di compagnia e vacanze per accompagnare il percorso di ciascuno, da chi educa a chi gioca. crescere”.

​

Pian piano, l’attrattiva di questa esperienza fa maturare, cambia, fa scoprire a tutti che si può vivere lo sport in una maniera che scardina la logica della performance personale, e sfida il mondo nel modo più paradossale: con un gruppo di bambini che, semplicemente giocando da seduti, vivono una bellezza eccezionale.

​

bottom of page